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MUD 2026 in scadenza il 3 luglio: chi deve presentarlo e cosa cambia con il RENTRI

Per molte imprese l’estate si apre con un adempimento ambientale da non sottovalutare. Il MUD 2026 — il Modello Unico di Dichiarazione ambientale — va presentato entro il 3 luglio 2026, e quest’anno arriva con alcune novità legate al nuovo Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti (RENTRI). Capire per tempo se si è obbligati ed evitare errori o ritardi è il modo migliore per non incorrere in sanzioni.

Che cos’è il MUD e cosa dichiara

Il MUD è la dichiarazione annuale con cui imprese ed enti comunicano alle Camere di Commercio le quantità e le tipologie di rifiuti prodotti, trasportati, gestiti o recuperati nell’anno precedente. La dichiarazione 2026 riguarda quindi i rifiuti relativi al 2025. Serve allo Stato per monitorare i flussi di rifiuti sul territorio e costituisce una base dei dati ambientali nazionali.

La scadenza e la norma di riferimento

Il termine per la presentazione è fissato al 3 luglio 2026. La base normativa è il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 gennaio 2026, che approva il modello per l’anno 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale (Serie Generale) n. 53 del 5 marzo 2026; il termine di 120 giorni dalla pubblicazione, previsto dall’art. 6 della legge 25 gennaio 1994 n. 70, porta appunto al 3 luglio. È prevista la possibilità di una presentazione tardiva entro 60 giorni dalla scadenza, ossia entro il 1° settembre 2026, con una sanzione amministrativa ridotta da 26 a 160 euro; oltre tale termine, o in caso di omissione, le sanzioni sono ben più pesanti.

Chi è obbligato a presentarlo

I soggetti obbligati sono individuati dall’art. 189 del D.Lgs. 152/2006. In sintesi rientrano nell’obbligo: i produttori iniziali di rifiuti pericolosi; i produttori di rifiuti non pericolosi derivanti da lavorazioni industriali, artigianali e da attività di trattamento con più di dieci dipendenti; chi effettua a titolo professionale la raccolta e il trasporto di rifiuti (incluso il trasporto in conto proprio di rifiuti pericolosi); i commercianti e gli intermediari di rifiuti; gli impianti che effettuano operazioni di recupero e smaltimento. Restano fuori, ad esempio, i piccoli produttori di soli rifiuti non pericolosi sotto la soglia dei dipendenti indicata. Proprio perché la platea è ampia e definita da criteri puntuali, conviene verificare la propria posizione caso per caso.

Cosa cambia nel 2026: l’allineamento al RENTRI

La novità principale di quest’anno è l’adeguamento del modello al RENTRI e alle disposizioni del DM 127/2024. In pratica alcune schede della dichiarazione (come la scheda AUT e la scheda RIF) sono state riviste per usare categorie e denominazioni coerenti con quelle del registro elettronico, e cambiano alcune regole sulla conservazione dei dati di calcolo presso l’unità locale.

Attenzione a un punto che genera molti equivoci: l’iscrizione al RENTRI non esonera dalla presentazione del MUD. Anche le aziende già iscritte al registro elettronico devono trasmettere il MUD alle Camere di Commercio entro il 3 luglio. Il MUD, infatti, non si presenta tramite il RENTRI, ma con le consuete procedure telematiche del sistema camerale.

Come si presenta

La trasmissione avviene in via telematica attraverso il sistema delle Camere di Commercio (portale EcoCamere). A seconda della tipologia di dichiarante cambiano le comunicazioni da compilare (rifiuti, veicoli fuori uso, imballaggi, RAEE, e così via): per questo è importante individuare correttamente le schede pertinenti alla propria attività.

In conclusione

Il MUD è un adempimento che intreccia dati gestionali, codici dei rifiuti (CER/EER) e regole tecniche in continua evoluzione, soprattutto ora che il quadro si sta integrando con il RENTRI. Un dato inserito male o una scheda dimenticata possono tradursi in correzioni dell’ultimo minuto o in sanzioni. Affrontare la dichiarazione con il supporto di chi segue da vicino la compliance ambientale e i sistemi di gestione — come Team Service — aiuta a presentare un MUD corretto, nei tempi, e a tenere allineata l’azienda con le nuove regole di tracciabilità.

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